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Un'altra Murgia è possibile


di Corrado De Benedittis sul TAM TAM n.1 del Gennaio 2004

Riproponiamo un articolo da noi pubblicato nel "lontano" Gennaio 2004 sul primo numero del TAM TAM. L'unico passo avanti rispetto a quanto scritto di seguito è l'istituzione ufficiale del Parco avvenuta il 5 Marzo 2004.
Alla luce degli avenimenti di cronaca di oggi, l'articolo non ha perso valore anzi ...

Oggi più che mai, il Parco dell’Alta Murgia è la più grande e importante occasione, che abbiamo di fronte a noi, per ripensare in modo radicale il nostro territorio urbano ed extra urbano e i nostri stili di vita.
Il Parco, infatti, intende ripristinare un rapporto tra la realtà cittadina, urbana e quella murgiana ovvero extra urbana.
Per molti decenni, infatti, questo rapporto si è drasticamente interrotto a causa di uno spregiudicato e imperante processo di modernizzazione che per troppo tempo ha ridotto la natura e quindi anche la nostra Murgia, a non-luogo, a serbatoio di risorse da sfruttare, a territorio senza regole e senza senso da devastare liberamente costruendo mostruosi e inquinanti capannoni industriali, aprendo cave deturpanti il paesaggio, realizzando un po’ ovunque discariche a cielo aperto.
E’ stato un delitto, è stato un divorzio con la terra, che, per noi pugliesi, si è configurato anche come un divorzio con l’antica e significativa civiltà contadina.
Il risultato di questi modelli tecnocratici di modernizzazione sono davanti a tutti noi: un restringimento degli spazi, la costrizione delle dinamiche della nostra vita negli ambiti sempre più angusti, invivibili e congestionati della realtà urbana.
Intere generazioni, senza sapere, senza conoscere, pagando il prezzo di processi sociologici troppo grandi, hanno pensato alla Murgia come ad una sorta di vergogna cittadina, come ad un luogo insignificante da precludersi a priori perché sinonimo di arretratezza e di noia.
Oggi, invece, sappiamo che non è per niente così!
La Murgia è un territorio in cui brulica la vita e che soprattutto è aperto alla vita di tutti noi che abbiamo la fortuna di vivere in comuni murgiani che rientreranno nel futuro Parco.
Scoprire la Murgia è un po’ come scoprire la luna nel pozzo.
Chi scopre la Murgia scopre la bellezza del passeggiare a piedi o con la bici, del riscaldarsi intorno al fuoco, del silenzio più assoluto, del canto millenario delle cicale e dei grilli cantori da generazioni.
Chi scopre la Murgia scopre la bellezza del respirare, la pregnanza della solitudine, l’essenzialità delle relazioni.
Chi oggi scopre la Murgia s’accorge che la propria vita ha più possibilità, più spazi, più grandi orizzonti in cui consistere, in cui vivere, innamorarsi, abbracciarsi e gioire tra i profumi antichi delle mille specie di erbe selvatiche che ogni anno rinascono dandoci il senso del tempo che passa e del nostro stare distesi sulla terra di fronte al cielo ricco di stelle, sperduti, alla deriva, in chissà quale spazio.
La Murgia è tutto questo. E’ questo luogo arcano della vita aperto all’infinito universo, da troppi decenni dimenticato e abbandonato dagli uomini, dai bambini, dalle ragazze e dai ragazzi e inaccettabilmente calpestato,
deturpato, dissacrato da gente senza scrupoli, venduta gli affari e al danaro, al consumo e, cioè, a ciò che molti, ancora oggi, si ostinano a chiamare progresso.
Quella stessa gente ha distrutto le nostre città costruendo periferie anonime e invivibili, distruggendo i centri storici e azzerando gli spazi di socializzazione.
Il Parco rurale dell’Alta Murgia inaugura invece una stagione nuova nella storia della nostra terra e del nostro vivere tra la Murgia e il mare.
La Marcia Gravina-Altamura dello scorso 8 novembre è stato un miracolo che ha rivelato come la Murgia sia tornata ad abitare nell’immaginario collettivo e in particolare delle generazioni più giovani configurandosi non semplicemente come un territorio da salvaguardare ma come il simbolo, il paradigma di un’alternativa di vita.
Per tantissimi, ormai, la Murgia e quindi il Parco si configurano come la sintesi della lotta per la Pace, del dissenso radicale contro l’imperante stile di vita capitalistico-consumistico, del consumo critico, della contestazione contro le tante forme di illegalità che assediano e distruggono il territorio: traffico di pietre antiche e di ulivi plurisecolari, spargimento di rifiuti tossici.
La Murgia può rinascere attraverso il Parco e può costituire la proposta di un reale e coinvolgente modello alternativo di sviluppo del territorio e più in generale del Mezzogiorno d’Italia.
Per questo, infatti, i poteri forti sono contro il Parco: le multinazionali criminali del traffico dei rifiuti, le gerarchie militari che sulla Murgia hanno realizzato un territorio off-limitz tra poligoni di tiro, polveriere e depositi per testate atomiche, stravolgendo l’identità di un territorio, da sempre vocato al lavoro e alla pace e deformandolo in fucina di guerra.
Il Parco perciò oltre che un’opportunità è un’esigenza etica di opposizione ad un mondo che in ogni modo offende la vita.
Non c’è tempo da perdere, la pressione sulle istituzioni deve continuare in ogni modo. Non dimentichiamo che il Presidente della Repubblica non ha ancora firmato l’istituzione del Parco. Come mai? Cosa aspetta? Quali poteri o opportunismi politici glielo impediscono?
Recuperiamo, allora, in chiave nuova, il motto dei contadini di ieri che, per tanti di noi, sono
maestri di lotta: riappropriamoci della terra!
E’ un invito forte rivolto alla Sinistra Giovanile e a tutte le tante anime del Comitato Alta Murgia di Corato: monitoriamo il territorio murgiano e denunciamo le tante situazioni di degrado.
Intercettiamo un campo di trulli, ce ne sono tanti e in totale abbandono, e creiamo un villaggio, un campeggio per la prossima estate.
Individuiamo una masseria abbandonata e adottiamola, occupiamola, riabitiamola,


facciamone un luogo di riscoperta della vita
agreste, della bellezza della campagna, rendiamola un laboratorio di Pace, un luogo in cui pensare, in cui progettare e anche divertirsi e assaporare la bellezza della campagna coi suoi odori e sapori che riscaldano il cuore e ti fanno capire che un altro mondo è possibile.

 


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