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Una lettera di De Leo a tutti i soggetti interessati all'ambito culturale
Abbiamo bisogno di una vera politica per la Cultura


di Vito De Leo, vicepresidente della consulta comunale per la cultura

In riferimento agli art.1 del Regolamento istitutivo della Consulta Permanente della Cultura, “Organo democratico per la promozione ed il coordinamento delle attività culturali, educative, ricreative, turistiche e di salvaguardia ambientale…” ed all’art.2 “La Consulta, ferma restando l’autonomia organizzativa di ogni sua componente, stimola, coordina e promuove la partecipazione dei cittadini alla vita culturale - istituzionale per la migliore tutela degli interessi collettivi, attraverso i seguenti compiti: a) esprimere pareri su tutte le attività culturali che vengono programmate,m gestite, patrocinate e/o sponsorizzate dal Comune; b) analizzare i bisogni del territorio e proporre all’Amministrazione comunale progetti utili al fine di promuovere e sviluppare la crescita culturale della città; c) collaborare con l’Amministrazione comunale nella realizzazione delle attività; stimolare e promuovere iniziative che coinvolgono direttamente le scuole di ogni ordine e grado”, nella mia qualità di vice-presidente eletto nell’assemblea del 6 giugno 2006, sicuro di fare cosa utile, propongo alla Vs. cortese attenzione una serie di proposte, che mi auguro di poter discutere nelle sedi opportune con tutti coloro che hanno responsabilità istituzionali e interesse a dibattere il problema delle politiche culturali per la crescita armonica della nostra città.
Tutti sappiamo che la Cultura è una grande risorsa e che perciò necessita di una grande politica, una politica degna di tale nome, che non disperde preziose energie in interventi estemporanei, improvvisati, sovente frutto di idee riciclate, ma che ha invece una prospettiva, un orizzonte che dovrebbe essere quello dei prossimi decenni e non solo quello dei prossimi mesi, come dimostrano le esigue risorse finanziarie mobilitate nel bilancio di previsione 2006 (“Biblioteca ed attività culturali”: € 454.675,00, pari all’1,87% del totale della spesa complessiva prevista in € 24.320.134,31).
La politica per la Cultura pretende oggi un totale ripensamento, perché nuove sono oggi le condizioni che dovrebbero ispirarla e nuove sono, altrettanto, le condizioni che dovrebbero orientarla.
Occorre oggi, più di ieri, una vera politica per la Cultura: una politica di alto profilo, slanciata nell’avvenire, progettualmente valida e dalle finalità ben articolate, capace di mobilitare risorse economiche ed energie intellettuali, focalizzata con rinnovato impegno sulla salvaguardia e la promozione sistematica e convinta, anche fuori dai confini provinciali e regionali, della Cultura: cioè del nostro patrimonio archeologico, storico, artistico, archivistico, paesistico; nonché della nostra attuale creatività: dal teatro alla moda, dall’arte alla gastronomia, ecc.
Bisogna mettere sul tappeto del dibattito anche le grandi questioni per i diritti umani, la fame nel mondo, l’immigrazione, lo scontro religioso, l’inquinamento, l’educazione alla legalità, la violenza, le tossicodipendenze, le pari opportunità, ecc. Non si può “volare basso” sul territorio dei rattoppi e delle autocelebrazioni, del favoritismo e delle elargizioni, dell’aggiustamento e del caso per caso.
Le spettacolarizzazioni eccessive con tanto di riflettori e palloncini, come anche la mercificazione della cultura e la banalizzazione dei contenuti, non servono. Quello di cui abbiamo davvero bisogno è affiancare al serio impegno di conservazione e tutela, ad una fruizione culturalmente ricca e stimolante del patrimonio una maggiore attenzione alle ricadute economiche e turistiche, che una intelligente e dinamica gestione sarebbe in grado di produrre.
Noi riteniamo che un Assessorato per la Cultura, o meglio, un Assessorato alle Culture, inspiegabilmente inesistente, in quanto la delega è mantenuta dal sindaco e gestita ordinariamente da un consigliere delegato, sia lo strumento indispensabile alla definizione e all’esecuzione di una grande politica che intenda la Cultura come una risorsa strategica del Comune: una politica che accolga e rispetti competenze oggi variamente disperse e che colleghi il centro alle esperienze culturali locali e ai poteri comunali, provinciali e soprattutto regionali, poiché le Regioni sono titolari di compiti essenziali e destinano al settore forti stanziamenti.
Sarebbe opportuno, quindi, che si apra un dibattito sul tema di una struttura assessorile nuova, che risponda alle specifiche esigenze del variegato mondo sociale, amministrativo e politico e che si dimostri capace di generare spettacolari crescite della coscienza culturale della collettività. L’Assessorato alla Cultura, in sintesi, non può essere assolutamente pensato come una struttura burocratica che tutto propone, tutto decide, tutto gestisce, tutto distribuisce. Né può essere pensato nei termini “provvidenziali” che marcano la linea amministrativa attuale.
Il nuovo auspicato Assessorato alla Cultura deve essere, invece, posto al servizio della Risorsa Cultura, dotato di una responsabilità unica, anche se tesa all’ascolto di tutte le istanze e confortata dai consigli della Consulta Permanente della Cultura, una responsabilità che consenta l’elaborazione di progetti organici e di lungo periodo, in grado finalmente di promuovere quella rivoluzione capace di trasformare l’attuale mentalità conservativa in mentalità propositiva e produttiva.
La mancanza di progettualità – è noto - significa inesorabilmente spreco di risorse umane, creative ed economiche. E proprio per evitare questi sprechi noi immaginiamo un Assessorato alla Cultura come un centro unitario di ricezione, coordinamento ed elaborazione degli input provenienti dagli operatori della società civile, dagli esperti nominati in qualità di consiglieri, dalla Consulta Permanente della Cultura. Grazie ad un dibattito sempre aperto sarà possibile dar vita a dei flussi propositivi da inserire in un quadro strategicamente definito di programmazione. Questo Assessorato, in sintesi, va percepito come un nucleo dinamico ed attivo, un centro propulsivo di iniziative atte a valorizzare la nostra cultura in Puglia, in Italia e all’estero: un Assessorato che coordini quelle attività che vanno gradualmente decentrate o comunque gestite promuovendo una fattiva collaborazione dei privati, dei quali, però, è necessario valutare il ruolo con realismo, stando ai fatti.
Comunque, un vero salto di qualità sarebbe costituito dalla possibilità di elaborare e di attuare un progetto culturale di ampio respiro, con finalità d’indirizzo e di promozione culturale, con l’idea di sfruttare appieno la Risorsa Cultura, con immaginabili conseguenze sullo sviluppo economico e con rilevanti ricadute sull’occupazione in aree marginali, creando spazi e modalità nuove per l’iniziativa individuale e per le piccole imprese, il tutto nel quadro di un’attenta fruizione, che porti alla matura crescita culturale della comunità cittadina. Un progetto, insomma, che sappia anche trarre vantaggio dalle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, anche per costituire una sorta di network in grado di rendere gli interventi efficaci e tempestivi.
E’ necessario sapere preliminarmente che, per espressa volontà del legislatore (art.7, comma 2, lett.b del D.L. 157/1995), le attività artistiche e culturali sono le uniche attività per le quali l’Amministrazione non è tenuta ad utilizzare bandi di gara. In campi così poco oggettivabili, come la cultura, l’arte, lo spettacolo, è evidente che la scelta del produrre una mostra, un festival, un concerto, non può derivare da comparazioni al massimo ribasso, ma solo e soltanto da valutazioni politiche, che competono all’azione di governo, il cui obiettivo non può che essere sempre e solo quello di contribuire alla crescita culturale complessiva della città.
Ed è su questo che devono essere giudicati gli amministratori comunali, la Consulta della Cultura, le organizzazioni sociali e le forze politiche: sulla qualità delle iniziative, sul loro significato e sul gradimento da parte dei cittadini.
Quale metodo deve essere utilizzato? Bisogna raccogliere idee, valutare contenuti e attendibilità dei promotori, con l’obiettivo di favorire pluralità culturale, coinvolgere pubblici e territori differenti, producendo novità e, insieme, rispettando attese e tradizioni.
Per evitare di escludere chiunque, si dovrà essere sempre disponibili al confronto con tutti gli operatori culturali, senza preclusioni o pregiudizi politici, facendo dell’Assessorato alla Cultura e della Consulta Permanente della Cultura dei luoghi “aperti”, dove si può dialogare, presentare progetti, fornire spunti e idee.
Per il futuro si dovranno precisare tempestivamente obiettivi e programmi, migliorare l’informazione, favorire ancor più l’ascolto e la condivisione, coinvolgere gli operatori e i cittadini, senza abdicare, però, al ruolo politico della scelta e della decisione responsabile.

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