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pagina aggiornata il 28-10-06

Contributo tratto dal nostro forum
Il PUG, l'urbanistica e l'edilizia residenziale a Corato
La popolazione a Corato è pressoché stabile da decenni: il territorio occupato da abitazioni è cresciuto a dismisura.


di anonimo, tratto dal dscorato forum

Vi proponiamo per intero un intervento di un lettore sulla questione urbanistica. Il lettore critica le idee dell'attuale amministrazione, critica l'opposizione del centrosinistra (muto, a suo parere), descrive il suo punto di vista e avanza piccole proposte.
In questo modo intendiamo continuare a provocare il dibattito sull'importante questione, certi che il contributo dei cittadini sia imprescindibile per un buon lavoro dei partiti.
Le nostre dichiarazioni riguardo il documento preliminare del PUG sono nella sezione Urbanistica del nostro sito


Il punto è cruciale: ho detto e credo che tutti siano d'accordo con me che i più grossi interessi economici da parte di tutti - anche di coloro che apparentemente fanno altro - ruotano a Corato intorno all'edilizia residenziale. Ho detto anche - ma questo è proprio evidente - che nell'edilizia residenziale Perrone ha la sua roccaforte, è lì il suo vero potere. Bene, in questi giorni si discute del PUG: quale è la linea del CS? Ovviamente non c'è una linea, non c'è un pensiero altro ma si continua solo a prendere atto. Ma non basterebbe solo questo per incazzarsi a bestia e mettere in discussione la propria appartenza al CS? Signori del CS a che gioco giochiamo?

E' vero che il precedente governo di CS in cinque anni non ha fatto nessuna legge sul conflitto di interessi: ma qui la cosa è più semplice si tratta innanzitutto di avere delle idee e fare delle proposte.

Volendo affrontare la questione, per quanto il forum lo consenta, individuo almeno quattro sottopunti:
- l'edilizia residenziale;
- le case sparse (le ville in campagna);
- l'edilizia in zona industriale;
- l'edilizia pubblica.

Cominciamo dall'edilizia residenziale. Il PUG è uno strumento urbanistico che segna la storia di una città e Corato ha una storia sua propria - diversa da quella di Ruvo o di Trani - che inizia dal periodo napoleonico quando - per motivi igienico sanitari - fu imposta la costruzione dello Stradone e il centro fu progressivamente abbandonato. C'è poi il sollevamento della falda freatica nel 1922... insomma una serie di avvenimenti che hanno fatto sì che a Corato ci fosse - innata negli imprenditori - la propensione a costruire. Ora però la situazione è cambiata: se fino agli anni '70 si aveva l'impressione che Corato fosse al centro della prateria e che ci fossero spazi immensi da conquistare, adesso ci rendiamo conto che siamo arrivati ai confini e che siamo stretti da tutte le parti. Ammettiamo pure che con la costruzione di 10.000 / 15.000 nuovi alloggi staremo a posto per dieci anche 20 anni (boh! - aspetteranno tanto a costruire?) ma dopo, dove andremo a costruire dopo? Non vogliamo porci questo problema e cominciare a capire che è necessario cambiare rotta già da ora? Certamente le nuove case vanno costruite ma va valorizzato il già enorme patrimonio immobiliare che Corato ha: il numero degli appartamenti sfitti è enorme e - in alcuni casi - nel centro antico ci sono alloggi senza proprietario che ora sono alla mercé di affaristi che allargano progressivamente la loro proprietà fino a quando non incontrano qualcuno che si incazza... solo allora si fermano. La popolazione a Corato è pressoché stabile da decenni: il territorio occupato da abitazioni è cresciuto a dismisura. In Centro e nella fascia tra stradone ed estramurale ci sono tantissime abitazioni che potrebbero essere recuperate dando occupazione a molte imprese edili (quelle piccole, non quelle dei grandi costruttori). E' necessario fare una politica e proporre strumenti per incentivare il reimpiego di queste abitazioni... Ma scusate, senza andare troppo lontano, Matera non ha fatto una politica per incentivare la popolazione a riutilizzare i Sassi?
In secondo luogo, ma anche sulla costruzione del nuovo non abbiamo niente da dire? Ma come, siamo andati insieme in bicicletta - durante l'amministrazione Di Gennaro - per sollevare il problema delle piste ciclabili (vero Amendolagine?) e ora passiamo come passarono i fanti il 24 maggio: MUTI. Almeno questo... o altrimenti veramente non ci si capisce più niente.
10.000 / 15.000 nuovi alloggi corrispondono grossomodo all'insediemento in quella zona di 20.000 - 30.000 nuove persone: diciamo metà paese. Ma, le scuole, le chiese (o le case del popolo... per chi sa quello che sono), i servizi... hanno un costo che la collettività può sostenere? Possiamo costruire anche quelli? Li dobbiamo prendere in fitto da qualcuno (e sapete chi)? In quanti anni dalla costruzione degli alloggi la zona potrà essere infrastrutturata con i servizi? Su questo potremmo fare una proiezione, non è poi così difficile. Al tempo stesso delle scuole che si svuoteranno che facciamo? Come vedete gli interrogativi - credo non banali - sono tanti. Come si fa a dire "Stiamoci zitti per non spaventare i cittadini e le imprese"? Roba da fucilazione sulla Piazza Rossa come nemico del popolo. I cittadini devono riflettere e devono essere abituati a riflettere: un ragionamento pacato, non capotico, ma basato sul buon senso e la matematica penso possa essere fatto. Tanto più che non vogliamo chiudere il dialogo ma vogliamo mettere dei paletti e pensare il futuro.

- continua -

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