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Pagina aggiornata il:  30-11-06

Il Bilancio del Comune di Corato bocciato dalla Corte dei Conti di Puglia.
Politiche dello spreco invece di progetti utili per il futuro della città


di Unione dei partiti di centrosinistra di Corato

Com’è noto, sugli atti della Giunta e del Consiglio Comunale, in linea generale, non sono previsti controlli da parte della Regione e dello Stato.

Lo sono, invece, sul bilancio di previsione e sul Conto consuntivo dei Comuni.

Se fosse stato possibile un esame, da parte di Organi di controllo, di alcuni provvedimenti adottati dalla maggioranza che esprime il governo della Città e aspramente avversati dai Partiti di Centro-sinistra, oggi non avremmo:

- lo scandaloso contratto di locazione dell’immobile di proprietà privata su Via Sant’Elia/Lago di Viti e la demolizione dell’immobile di Piazza Indipendenza, funzionale a quel contratto e mai approvata dal Consiglio Comunale;

- la proroga di una convenzione con l’Italgas che contraddice la tendenza alla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, riduce l’entrata dalla gestione del servizio e non porta alla contrazione delle tariffe imposte ad ogni famiglia per il consumo del gas;

- la permuta di 280 mq. di suolo pubblico con un centinaio di mq. di suolo privato;

- l’abnorme ampliamento di una struttura ricettiva, nei pressi dell’Ospedale, con la connessa violazione di elementari principi di tutela ambientale ed architettonica;

- la pratica di politiche baronali nella gestione del territorio e dell’edilizia abitativa urbana, rurale ed economica e popolare.

Non saremmo, in provincia di Bari, l’ultimo baluardo della GESTOR, la Società che gestisce, in regime di illegittima “prorogatio” e con opinabile discrezionalità affidata ad un Assessore, le Pubbliche affissioni e la riscossione dei tributi minori nella nostra città.

Non avremmo l’ASIPU allo sbando.

E’ stato sufficiente che, per la prima volta, si esercitasse un controllo sul bilancio del Comune, per veder rispedito al mittente, da parte della Corte dei Conti, un documento che viola il Patto di stabilità interno, non avendo rispettato i termini imposti agli Enti Locali dallo stesso Governo Berlusconi.

La Corte dei Conti, nella disposizione del 17 Novembre, ha osservato che il Comune di Corato, nel bilancio di previsione 2006, ha previsto una spesa corrente di 12.962.082,00 euro, maggiore di 1.613.409,00 euro rispetto a quella massima prevedibile ed ha ordinato che di tanto sia data comunicazione al Consiglio Comunale per “l’adozione delle necessarie misure correttive”.

Ha detto, insomma, che il Comune di Corato ha presentato un bilancio preventivo nel quale sono riportati molti “faremo” e “daremo”, scritti, come si suol dire, sul ghiaccio.

Ma perché si è arrivati fino al punto da violare il patto di Stabilità? Semplicemente perché non si è avuta mai la capacità di rivedere le voci di spesa, distinguendo tra quelle prioritarie, necessarie e produttive e quelle non indispensabili, improduttive e clientelari: vedi i megaspettacoli; il dilagante contenzioso legato, in buona parte, alla pessima manutenzione delle strade; l’inutile ed onerosa assunzione in locazione di immobili di proprietà di amici; le decine e decine di lavoratori “in affitto” presso l’ASIPU, ecc. Il tutto in contrapposizione a politiche di investimenti, di aperture al sociale, di promozione dell’ambiente e del territorio, di crescita dell’economia locale e dell’occupazione.

Quali, allora, le conseguenze di così disinvolte politiche? Delle due l’una: o si taglia la spesa del 2006 di oltre tre miliardi di vecchie lire, operazione divenuta ormai impossibile, o si dovranno subirne le pesanti conseguenze, quali il blocco di assunzioni a qualsiasi titolo, l’impossibilità di contrarre mutui per investimenti e l’obbligo di ridurre ulteriormente la spesa per beni e servizi.

E al male può seguire il peggio rappresentato dalla non remota ipotesi che siano chiamati i cittadini a porre rimedio, attraverso l’aumento delle imposte locali, all’allegra finanza della maggioranza di centrodestra e di un Sindaco dalle manine bucate.

Ora è ancora più evidente il fatto che sotto una carrozzeria tirata a lucido di una supposta macchina da corsa, rappresentata dalla maggioranza, vi sia un abitacolo consunto e fatiscente ed un motore che non funziona.

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