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In crescita il numero di casi di epatocarcinoma diagnosticati nel Nord Barese
Corato in testa alla classifica


di Gazzetta del Mezzogiorno

Cresce il numero dei tumori epatici. Ma anche le cure specialistiche all’avanguardia per combatterli, che danno una speranza di vita ai soggetti che ne sono affetti, tengono il passo nell’ospedale «Vittorio Emanuele II». I casi di epatocarcinoma diagnosticati dal 2000 al 2005 nella Divisione di Malattie Infettive (centro tra i più importanti di Puglia per i risultati conseguiti) sono stati in totale ben 191, con la prevalenza degli uomini per circa il 75%. Tra le città di residenza dei pazienti prevale la citta di Corato con 49 casi, seguita da Bisceglie con 40, Andria 31, Trani 25, Molfetta 19, Barletta 11, Terlizzi 6, Ruvo 6, Margherita di Savoia 2. «L’elevata diffusione di tumori del fegato nel nostro territorio, maggiore di tre volte rispetto ai dati dell’Istituto Epidemiologico regionale registrati altrove - spiega il dott. Ruggero Francavilla, Aiuto nella suddetta Divisione - è connessa all’evoluzione dell’epatite B e C, due virus differenti e cronici, e chi ha l’epatocarcinoma oggi ha non meno di trent’anni di infezione». Ma come si sono diffuse le epatiti B e C ? «E’ una storia che viene da lontano, dagli anni ’60 con l’uso frequente di iniezioni intramuscolari praticate con scarsa igiene - dice il dott. Tommaso Fontana, primario delle Malattie Infettive - molti pensano che l’epatite B sia stata portata in Italia dalle truppe alleate». L’epatocarcinoma non è sensibile alla comune chemioterapia, mentre negli anni addietro si procedeva con l’asportazione chirurgica. Ma nell’ospedale biscegliese, unica struttura pubblica tra Bari e Foggia impegnata nell’applicazione di queste tecniche, si effettuano sin dal 1992 terapie di termoablazione in sala operatoria (con il dott. Andrea Dell’Olio in collaborazione con il dott. Nicola Quinto) e di alcolizzazione, una metodica che inizia presso il servizio di Radiologia e prosegue negli Infettivi col dott. Giovanni Infante. Insomma sul fronte della lotta alle metastasi che aggrediscono il fegato sono impegnate diverse professionalità con risultati finora più che soddisfacenti. Inoltre c’è da evidenziare che quello di Bisceglie è l’unico punto di riferimento di tal genere presente nella Ausl Bat/1. «Diamo una risposta all’esigenza di sopravvivenza in questo tipo di pazienti, migliorando la loro qualità della vita - dice il dott. Cesare Muscatella, primario della Radiologia - la termoablazione, terapia loco - regionale, si è affermata in maniera preponderante e aumenta la sopravvivenza a 5 anni nel 40 % dei casi». Anche in Radiologia la statistica è eloquente: dal 2000 al 2005 si è proceduto ad effettuare 127 interventi di radio frequenza e 776 sedute di agobiopsia ed alcolizzazioni epatiche.

Luca De Ceglia

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