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Verso il nuovo Piano Urbanistico Generale
Progettiamo tutti insieme una Corato vivibile e pronta ai cambiamenti
Conferenza dibattito molto seguita ieri sera


di DS Corato

Giovedì 28 Settembre si è tenuta una conferenza-dibattito su un tema che nei prossimi mesi diverrà centro delle discussioni negli ambienti politici e tecnici nonchè, si spera, nelle piazze, nelle associazioni, tra tutti i cittadini. “Verso il nuovo Piano Urbanistico Generale” era il titolo dell’iniziativa organizzata dai partiti di centrosinistra a cui ha partecipato l’Assessore regionale all’assetto del Territorio, Prof.ssa Angela Barbanente. La sala del Corato Executive Center si è velocemente riempita di un pubblico attento e partecipe, a testimonianza dell’interesse che circonda la materia. Dispiace non aver avuto tra i partecipanti l’Ing. Fuzio che si appresta ad elaborare il PUG ed i rappresentanti dell’Amministrazione con cui intendiamo dialogare sul progetto di Città.

L’iniziativa aveva come scopo quello di comprendere le linee guida che un nuovo PUG deve rispettare: la principale è l’accogliere il maggior numero possibile di feedback provenienti dai cittadini. Anzi, proprio questa è la differenza sostanziale con i vecchi Piani Regolatori che erano dei contenitori di norme e limiti imposti dall’alto. Differenti sono pure gli obiettivi: i PRG degli anni ’70 dovevano regolamentare principalmente l’espansione edilizia ed industriale, peculiarità dell’urbanistica di quegli anni. I nuovi PUG devono soddisfare un numero ed una tipologia di esigenze talmente grande da non poter prescindere, appunto, dalla partecipazione attiva dei protagonisti: esigenza di “qualità” che sostituisce la “quantità” negli interventi, la “sostenibilità” che preveda le trasformazioni in atto e quelle future, l’interazione con altri strumenti che regolano la vita della città (trasporti, commercio, turismo, ambiente rurale, solidarietà, infanzia, ecc).
Non si può pensare di redigere un Piano indipendentemente dalle caratteristiche del territorio che ci circonda, delle città limitrofe, della vocazione economica attuale e (fatto più difficile) di quella che potrebbe essere fra vent’anni. Non è sufficiente prevedere l’aumento del numero di cittadini o di aziende per disegnare una città di qualità. Questo è quello che è stato presentato col Documento Programmatico Preliminare e ci sembra davvero riduttivo se non errato.

Non più interventi improvvisati che, come tali, hanno scarsa qualità e veloce obsolescenza: Corato ha bisogno di progetti, anche arditi, che pongano le basi per un miglioramento della qualità della vita, risolvendo innanzitutto i suoi problemi più gravi. L’eccessiva cementificazione del terreno agricolo con conseguente impermeabilizzazione e aumento della velocità delle acque, la qualità scadente dei fabbricati di alcuni quartieri, l’assenza di aree verdi fruibili, l’assenza della cultura del “vivere la città”, il disinteresse del cittadino per le aree pubbliche. Il PUG, dunque, deve anche essere in grado di inculcare un’idea di città nuova, non solo imponendo norme ma proponendo novità urbanistiche che non potranno che essere condivise dai cittadini. La Regione farà la sua parte, proponendo concorsi e bandi che abbiano come obiettivo il miglioramento urbano e sociale.

L’Assessore Barbanente ha parlato di urbanistica con un linguaggio estremamente chiaro e semplice, sfiorando il meno possibile i tecnicismi (leggi vigenti, zonizzazione, perequazione, connessione con altri strumenti normativi, ecc). Anzi, ha tenuto a precisare, quando si arriva a dibattere a colpi di norme ed articoli, significa che c’è qualcosa che non va. L’urbanistica è una materia semplice perché tratta della qualità urbana, di cui anche un bambino saprebbe parlare.
Le proposte scaturite dal dibattito, a cui hanno preso la parola diversi tecnici e politici tra il pubblico, sono chiare: invitare al dialogo le diverse rappresentanze sociali, tecniche, politiche; creare dei comitati di studio che recepiscano e avanzino proposte; puntare prima alla risoluzione dei problemi evidenti nel “già costruito” della nostra città (riqualificazione) per poi progettare il nuovo e l’eventuale espansione; il nuovo va pensato in funzione del cittadino e non di gruppi di potere, come spesso è avvenuto in passato.
Se si sapranno interpretare queste esigenze, che non sono peculiari di nessuna parte politica ma dati di fatto incontestabili, si potrà raggiungere un punto di intesa su cui lavorare tutti insieme.
Un Piano Urbanistico Generale deve essere progettato ed accettato dal maggior numero di soggetti possibile affinche funzioni realmente e sia strumento di utilità sociale.


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