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Il Comitato Alta Murgia di Corato solleva la "questione morale" nei rapporti tra istituzioni ed impreenditoria


di Comitato Alta Murgia Corato

Le tristi e complesse vicende che, in questi giorni, hanno interessato il mondo imprenditoriale e agricolo e che hanno avuto come epicentro la città di Corato confermano l’esistenza, in città, di una vera e propria questione morale di cui non è possibile far finta di niente.

Da anni, il Comitato Alta Murgia di Corato, formato da un cartello di associazioni eterogenee laiche ed ecclesiali, denuncia l’inquietante gestione del territorio murgiano contrassegnata da politiche clientelari, da inadempienze, abbandono e, soprattutto ostracismo contro il tentativo, fortemente voluto dalla maggioranza dei cittadini, di salvaguardare il territorio e con esso i diritti della gente che lo abita e lo percorre, attraverso l’istituzione del parco Rurale Nazionale dell’Alta Murgia.

L’idea del Parco è nata più di vent’anni fa per bloccare la degradante militarizzazione della Murgia e per fermare l’aggressione sistematica di questo antico territorio, ricco di storia, ma troppo velocemente dimenticato dalla sua gente e soprattutto tradito da un’intera classe politica, imprenditoriale e produttiva.

Non è possibile dimenticare, in questo momento difficile per la città, che, per più di vent’anni, potenti lobby affaristiche: militari, estrattori del marmo, industria dei rifiuti e, soprattutto, agrari, con l’avallo inquietante delle istituzioni e delle consorterie politiche hanno impedito la nascita del Parco dell’Alta Murgia, il cui obiettivo era ed è quello di tutelare il territorio rilanciandone al contempo una economia eco-compatibile, attenta alla salute della gente e eticamente strutturata, capace cioè di anteporre la persona umana e l’ambiente agli affari e ai guadagni spregiudicati.
Lo spietramento selvaggio, tante volte denunciato, ha distrutto la memoria storica della Murgia, ne ha alterato il paesaggio, ha prodotto un apocalittico dissesto idrogeologico, ha determinato un cronico impoverimento dei terreni e uno squilibrio tra flora e fauna, tanto da avviare un desolante processo di desertificazione.

La città non può far finta di niente. Le istituzioni locali non possono continuare a raccontare una città spensierata, che in realtà non c’è, senza prendere atto, invece, che c’è una economia distorta, una concezione della politica pragmatistica, affaristica e clientelare, un rilassamento etico diffuso.

La vasta area murgiana è a tutt’oggi un territorio a rischio, basti pensare alla cementificazione selvaggia che si sta verificando nell’area murgiana pre-Parco che, invece, dovrebbe essere oggetto di tutela e valorizzazione anche in termini produttivi.

La questione murgiana è il baricentro di tale questione morale.
È necessaria e urgente una inversione di rotta che abbia il coraggio e la capacità di affrontare, con serietà e rigore etico, i grandi problemi della città di Corato abbandonando gli eterni toni propagandistici e retorici che spesso contraddistinguono la vita politica della città.

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