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Parole ancora attuali
Uomini e non mattoni
Intervento del prof. Calvi in occasione dell'adozione del piano regolatore nel 1976


di prof. Domenico Calvi

“Il problema urbanistico costituisce, ormai, il dramma esistenziale più angoscioso. Sempre meno le città nel loro sviluppo architettonico e urbanistico, riescono a mantenere o a conseguire i segni dell’uomo che deve abitarle. Esiste già il fenomeno della fuga dell’uomo dalla città, per essere questa diventata inospitale, alienante e fonte di nevrosi.

Se il volto della città, ci sembra oggi caotico e privo di quegli spazi che possano darci la misura della nostra umanità, non facciamo finta di ignorare che quel volto è il profilo sintetico della società in cui siamo costretti ad esistere, è il volto impostoci dalla sua urbanistica.

Noi diciamo che è la società a creare la città, ma se la società è malata, la città è malata e viceversa. Là dove manca un’urbanistica concretamente valida e operante state pur certi che è in atto l’attuazione di un disegno reazionario. Proprio per questo non ce la sentiamo di contenere il problema dell’adozione del piano regolatore entro confini strettamente ed esclusivamente economici.

La città parla, in ogni momento della sua storia, un suo linguaggio inesorabile, fatto di volumi, di spazi e di colore. Possiamo anche ignorare l’esistenza di un brutto libro, ma di un edificio mai; possiamo evitare di leggere molti libri, non possiamo evitare di “leggere” continuamente le case e le strade della città.

E’ da questa presa di coscienza che dobbiamo muovere per capire quale momento straordinario costituisca nella vita di una città l’adozione di un piano regolatore.

E’ assolutamente impensabile che un problema di così vasta portata, che ci trascende tutti singolarmente possa risentire i condizionamenti di un interesse privato.

Un Piano saggiamente concepito è sempre una scommessa sul futuro, è una muraglia innalzata contro l’indiscriminata utilizzazione dei suoli, che è poi la responsabile della nascita della città disumana e violenta. Un Piano che si rispetti non può che soccorrere la città che vede diminuire gli spazi verdi, quella nella quale spariscono o sono resi impossibili i centri comunitari, quella dove si abbattono vecchie case per collocarvi brutti grattacieli e dove l’operaio è respinto verso una periferia sempre più squalificata e degradata.

Una città simile è fonte di violenza per le continue offese che si fanno alla civiltà e alla giustizia: si fonda sulla violenza la città che non rispetta il suo volto storico e distrugge o deturpa o manomette il monumento antico; opera nella violenza la città che costruisce industrie che inquinano, diffondono gas venefici, assordano, tolgono il riposo: è quella che non impedisce l’abuso e non permette al lavoratore di avere una casa sua, anzi lo respinge i margini del tessuto urbano o ne fa un pendolare per tutta la vita.

Un Piano Regolatore vuole essere un argine contro questi malanni universalmente denunciati, vuol essere una difesa dei valori culturali testimoniati dal tessuto urbano, quando questi sono presi d’assalto indiscriminatamente dal potere economico. Un Piano Regolatore aspira a fare della città un ambiente fisico possibilmente meno oppressivo e repressivo di quello nel quale già ci troviamo ad operare.

Mi pare perfino di scoprire l’America, affermando che la città non è fatta di mattoni e cemento, ma è fatta di uomini, che essa non è la dimensione di una funzione, ma la dimensione dell’esistenza”.

Questa non è la relazione introduttiva dell’ing. Fuzio al nuovo piano regolatore, è una parte dell’intervento che il prof. Domenico CALVI tenne il 31 marzo 1976 in occasione dell’adozione del vigente piano regolatore.

A distanza di 30 anni, le considerazioni del prof. Calvi restano valide e rappresentano importanti indicazioni di lavoro a quanti si stanno occupando del nuovo piano.

Facciamo in modo di assicurare alla città “uno sviluppo in cui l’interesse generale non sia schiacciato da quello particolare e speculativo” per evitare, fra altri 30 anni, di riproporre l’intervento del prof. Calvi.

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